L’Esperienza

L’Esperienza che qui propongo deriva dalla più ampia ricerca sulla comunicazione istintuale, quella cioè strutturata fuori dalle costruzioni razionali e priva di tutte le strutture convenzionali e morali, considerate qui superfetazioni non necessarie, poiché sono spesso la principale causa di ansie, sensi di colpa, senso di inadeguatezza; tutte queste stratificazioni sono di fatto “condizionamenti” inoculati nella cultura occidentale dai modelli di controllo sociale affermatisi nel tempo e da quei costumi orientati dalle religioni monoteiste.

Le strutture morali convenzionali dei modelli sociali occidentali sono però completamente estranee ad altre culture ed alla maggior parte delle discipline “educative” del corpo e dell’”anima”: l’esperienza qui proposta deriva da tale filone ma si distingue per originalità d’approccio e si distanzia da alcune di tali discipline perchè il sesso non è contemplato, nemmeno escluso a priori, poiché non rappresenta mai il fine ma solo uno dei possibili mezzi espressivi.

La tesi a fondamento dell’Esperienza è che la sola attività sessuale, che contribuisce al benessere fisico, non realizza automaticamente il benessere psichico, se non attraverso quelle componenti che di fatto sono estranee all’atto sessuale materiale e che l’uomo, attingendole come bisogni pregressi provenienti dalle quotidiane insoddisfacenti esperienze emotive, le trasferisce opportunisticamente in quella particolare esperienza psicofisica che è il sesso, col tentativo di colmare carenze affettive o affermare bisogni di identità: attività sessuale che però è spesso vissuta solo, e malamente, come attività “genitale”.
I meccanismi psichici legati al sesso assumono antropologicamente una tale varietà e complessità a livello individuale che spesso risultano ingestibili e finiscono per diventare quel “banco di prova” dove tutti i nodi irrisolti dell’esistenza, ed in particolare dell’identità e dell’io, vengono disastrosamente al pettine.
In sintesi, nella sfera sessuale, rara occasione di completa dimensione psicofisica dell’individuo, vengono comunemente trasferite più o meno consapevolmente tutte le distorsioni accumulate nel tempo derivanti dalla sfera affettiva, col maldestro tentativo di risolverle in quella “dimensione”: una sorta di “autolavaggio” di pregresse distorte esperienze emotive, di “autoriciclaggio” delle lacune affettive e dei bisogni di affermazione dell’io.

Nell’Esperienza che teorizzo e pratico, i soggetti adeguatamente preparati si predispongono ad un vero viaggio di scoperta delle proprie primitive emozioni e sensazioni, e a riconoscere quelle degli altri; prescindendo o meno dall’atto sessuale, o meglio dire “genitale”, attraverso le varie “Fasi” si impara ad epurare dall’esperienza fisica quei meccanismi psichici di lavaggio e riciclaggio delle lacune affettive ed emotive, a prescindere dai bisogni individuali di accettazione/affermazione, a liberarsi delle superfetazioni morali.
L’Esperienza così concepita, da un lato preserva dal rischio di strumentalizzare un momento di genuino piacere derivante dalla comunicazione emotiva, dall’altro realizza il benessere attraverso emozioni dualistiche in cui il contatto profondo e prolungato, pelle a pelle, e le successive Fasi come il massaggio (conoscenza), l’abbraccio (accoglienza), le carezze (cura), l’ascolto (comprensione), la contemplazione (accettazione)..ecc..ristabiliscono il collegamento con l’io profondo in un “gesto dualistico primitivo” privo di qualsiasi sovrastruttura.

Dunque è una Esperienza sensoriale, definita emozionale, dove non sono le sensazioni o il piacere fisico il fine ricercato ma “anche” attraverso di esse possono liberarsi quelle sensazioni emotive primitive contenute nel contatto, che insieme al gesto e alle parole, è capace di ristabilire un benessere profondo, istintuale, non mediato dalle superfetazioni. E’ il recupero di un linguaggio arcaico del corpo, una rieducazione emotiva dove la corporeità non è oggetto di giudizio, valutazione, osservazione, strumentalizzazione, ecc, ma solo assecondata per le sue primitive capacità comunicative, profondamente radicate in noi e mai dimenticate, solo assopite e dopo l’infanzia mortificate da ciò che culturalmente riteniamo “sconveniente”.

Le emozioni che generalmente proviamo nella nostra vita e che ci pervengono da altri “media”, quali la vista, l’udito, il gusto, l’olfatto, sono dunque momentaneamente sostituite dalla comunicazione istintuale insita nelle sensazioni tattili, le più primitive, che a differenze di tutte le altre esperienze sensoriali sono raramente sperimentabili nella quotidianità in tutte le potenzialità e sfumature possibili: il piacere che ne deriva, se pur passando attraverso le sensazioni fisiche, è soprattutto psichico; la sensazione di benessere è quella dapprima di sentire il proprio corpo come recettore di emozioni, sperimentando la sua capacità comunicativa col piacere che ne deriva e che oltrepassa quello fisico, e poi il senso di profondo rilassamento derivante dall’interazione emotiva con il partner, non finalizzata, autentica, costantemente biunivoca.
E’ proprio in questa “rieducazione al sentire istintuale”, liberato da tutte le sovrastrutture culturali, la valenza di tale ricerca.

 

Una risorsa straordinaria: l’intelligenza emotiva.

In genere l’individuo ha scarsa consapevolezza delle proprie emozioni. Ciò è dovuto al fatto che nessuno nel corso degli anni si è premurato di educarlo a riconoscerle, per poterle gestire vantaggiosamente. E questo è dannoso per il benessere della persona e della sua vita relazionale, in pubblico e nel privato. Le emozioni ci investono nostro malgrado, per questo è necessario un percorso formativo a carattere prevalentemente operativo, meglio se svolto in gruppo eterogeneo, con la guida di un formatore competente, in cui si impara prima di tutto a vederle in sé stessi, dando loro un nome e riconoscendo dignità anche alle emozioni negative ( rabbia, gelosia, invidia, etc.) e poi a trasformarle da fonte di angosce o motivi di malessere a forme virtuose di potente energia. Questo è l’incipit. Poi si apre tutto un percorso di approfondimento e di analisi delle emozioni imparando a confrontarsi con gli altri nelle situazioni interpersonali, in cui si acquisisce nel tempo la capacità di leggere anche le emozioni dell’altro. La formazione personale in realtà non finisce mai, divenendo facilmente una sorta di autoformazione permanente”.
Noi abbiamo già le premesse per educare la capacità empatica, già inscritta in ciascun individuo. La scoperta dei neuroni specchio ne ha evidenziato l’importanza funzionale. Ma come tutte le capacità inscritte nell’uomo deve essere educata. Il modello di formazione che ho elaborato e continuo ad applicare a partire da me stesso consente l’esercizio della capacità empatica come favorente la comunicazione interpersonale e la sviluppa con modalità inusuali, cioè molto lontane da quelle conosciute ed usate per sviluppare l’intelligenza razionale. Questo modello frutto di sperimentazioni e valutazioni decennali ora è messo a disposizione di tutti coloro che vogliono sperimentare, in primis se stessi.